Depressione: come affrontare l’argomento

Circa un anno fa trattai l’argomento della prevenzione del suicidio. Se non l’avete letto vi consiglio caldamente di farci un salto cliccando qui.

Oggi voglio parlare della depressione. Ricordo che non sono un professionista della salute mentale e questo articolo è puramente indicativo. Se volete saperne di più, o pensate che una persona sia in pericolo, contattate un* professionista della salute mentale o il numero unico di emergenza 112.

Essere depress* non significa assolutamente essere potenziali suicid*, ma non vuol dire soffrire meno. Ricordate che non avete a che fare con una malattia, ma con una persona. La malattia di cui soffre non la identifica. Riconoscere la depressione non è sempre facile, soprattutto in un mondo in cui si fa di tutto per provare a nascondere i propri sentimenti per paura di essere ridicolizzat* o bollat* come deboli o pazz*. Essere depress* non è come sentirsi tristi. Alcuni sintomi potrebbero essere:

– irritabilità
– aggressività
– l’isolamento dalle persone vicine
– il non intraprendere più attività che rendevano loro felici
– un cambio nelle abitudini alimentari (mangiare troppo poco, troppo, o comunque in maniera non corretta)
– variazione o problemi di peso, in entrambe le direzioni
– problemi di sonno (dormire troppo o troppo poco)
– aumento dell’attività sessuale o una drastica riduzione
– bassa autostima, a volte messa anche in forma di scherzo
– riduzione dell’igiene personale
– aumento del caos, sia ambientale che auto-organizzativo, può essere uno sei segni più sottili, ma tra i più indicativi
– avere timore del futuro od estremizzare e catastrofizzare ipotetici scenari che potrebbero accadere
– abuso di sostanze, come medicinali, alcol, droghe leggere o pesanti
– comportamenti spericolati

Spesso non sappiamo come comportarci con chi soffre di depressione, soprattutto per lo stigma che le malattie mentali hanno sempre portato con loro nel corso della storia. Si cerca spesso di non affrontare il problema con quella persona, di minimizzarlo, di nasconderlo, di negarlo, di spostare l’attenzione su qualcos’altro. Ecco piccoli esempi di cosa non dovreste mai dire ad una persona depressa:

– C’è chi sta peggio di te. Come pensi che possa aiutarmi sapere che c’è chi sta peggio? Anzi, mi fa sentire ancora più in colpa. Se c’è chi sta peggio non fa sentire meglio me. Mi stai dicendo che sono un* ingrat* della vita. Grazie.

– Perché sei depress*? Non hai nulla per cui sentirti depress*. Ci sono migliaia di ricerche da decine di anni, ancora non si sono capite le reali cause e tu lo chiedi a me? La depressione non ha una causa scatenante come invece il dolore o la tristezza.

– Anch’io mi sono sentit* depress* quando mi è capitato… NO! Non eri depress* ma triste, non è la stessa cosa. La tristezza o il dolore si provano quando ti capita qualcosa di irragionevole e tu ragionevolmente ti senti male. La depressione non ha una causa e la tristezza può essere uno dei sintomi, ma non l’unico.

– Chi è depress* si vede. La depressione non è sempre visibile e non la si riconosce. Si celano i sentimenti per vergogna o per paura, perché è considerata una debolezza che non può essere accettata.

– È solo nella tua testa. Vero, anche un tumore al cervello. Certo che lo è, la depressione è una malattia mentale, la mente è nel cervello, il cervello è nella testa… non è nel ginocchio. La localizzazione fisica di un male lo fa apparire meno grave.

– Tirati su. Esci. Fai qualcosa. Datti da fare. Tiratene fuori. Pensi che non ci stia provando? Credi che mi piaccia sentirmi male ogni momento quando posso semplicemente tirarmi su di morale? Sono stat* male tutta la vita quando invece la risposta era proprio lì?

– Lo fai solo per ricevere attenzioni. Questa si commenta da sola

– Non ci provi abbastanza. Idem come sopra

–  Sei un uomo, come puoi essere depresso? Buongiorno mascolinità tossica e patriarcato

–  Smettila di fare così, devi essere forte per la famiglia. Perché voi della famiglia non cercate di essere forti per me e di supportarmi? Non ne faccio parte anch’io?

–  Vedi di crescere e smettila di essere così immatur* od emotiv* Scusa se sono un essere umano

– Quando ero giovane io la gente non era depressa come voi. Errore più grande non si può commettere. Le persone hanno sempre sofferto di depressione. Una volta lo stigma era maggiore ed era addirittura pericoloso esporre i propri problemi di natura mentale. La parola più gentile che avresti potuto sentire sarebbe stata: “tirati su le maniche e fatti forza come tutti gli altri”, oppure “sii uomo” o anche “tutti hanno i loro problemi, non ci pensare”.

– So come ti senti. Questa frase, che potrebbe apparire gentile, in realtà è piuttosto deleteria. Non sapete cosa sta passando quella persona, cosa l’ha portata a quel punto, le esperienze che ha passato nella sua vita e come le ha affrontate.

Alcune idee sbagliate sulla depressione purtroppo aiutano ancora di più lo stigma, come il credere che le persone depresse siano tutte delle potenziali suicide. Altro grande errore è credere che chi ha la depressione, oppure un qualsiasi altro problema di natura mentale, possa essere pericoloso o diventare violent*. Quest’ultimo pregiudizio, sfortunatamente, è tra quelli ancora maggiormente in radicati quando, storicamente, chi ha un problema mentale è più suscettibile ad essere vittima di violenza, verbale e fisica, piuttosto che perpetrarla.

Cosa sarebbe invece opportuno dire ad una persona che soffre di depressione o che pensiate stia ideando un suicidio? Una persona depressa difficilmente verrà da voi per chiedere aiuto, ma non significa che non lo voglia. Anzi, inizialmente potrebbe anche rifiutarlo. Iniziare una conversazione del genere può essere complicato. L’importante è non girarci attorno e andare diritt* al punto. So che potreste pensare: forse mi sto sbagliando, ho male interpretato, e se si arrabbiasse? E se parlandone instillassi dentro di lei/lui l’idea di suicidarsi? Sono pensieri del tutto legittimi, ma meglio affrontare l’argomento per niente che non affrontarlo affatto. Contrariamente a quanto si pensi parlare di suicidio non instillerà l’idea. Siate cert* di trovarvi in un ambiente protetto, sicuro e tranquillo, perché potrebbe essere una conversazione molto ostica.

– Prima di tutto informatevi. Da un medico, da professionist* della salute mentale, online su siti validi e certificati. Oggigiorno le informazioni sono ovunque.

– Un modo per iniziare la conversazione potrebbe essere: ho notato alcuni atteggiamenti, è successo qualcosa? Vuoi parlarne? Ho notato qualcosa e volevo chiedere se sei depress* o se hai pensieri suicidi.

– Non giudicate, non fatelo mai.

– Chiedere di cosa hanno bisogno. Ascoltate la persona, non interrompetela e non giudicate anche se alcune cose saranno dure da sentire, siate calm* e pazienti. La persona crederà di non aver mai avuto nessun* con cui parlare e magari siete proprio voi la prima persona con cui affrontano l’argomento. Ascoltate e non interrompete mai, anche se dovessero dire qualcosa che vi allarma. Non date le vostre opinioni alle loro esperienze. Sappiamo tutt* che il suicidio non è la risposta, quindi non abbattetel* dicendo che stanno sbagliando, facendol* così sentire ancora più in colpa a provare quei sentimenti. Quello che devono sapere è che voi siate lì per loro, perché la loro vita è importante per voi. È qualcosa di meraviglioso da sentire. Non offrite soluzioni, perché non avete le competenze o le capacità, ma potete offrirvi per aiutarl* a ricevere l’aiuto professionale che meritano.

– Non incolpatevi, una delle cose peggiori è sentire “è colpa mia se ti senti così”, focalizzando così l’attenzione su di voi. Non si sta parlando di voi in quel momento, ma di quell’altra persona. Anche se siete sicur* che sia colpa vostra non esprimetelo, l* farete sentire ancora più in colpa e di conseguenza più depress* o più suicida. Tenetelo per voi, non è colpa vostra perché non potete controllare le emozioni dell’altra persona.

– Fate sapere loro che ci sarete per supportarl*, che potranno sempre contare su di voi. Spesso potrebbero sentirsi come se non avessero nessuno con cui parlare, ma in quel momento hanno voi ed è una sensazione eccezionale.

– Incoraggiare a chiedere aiuto professionale: non c’è vergogna, anzi è un sintomo di forza riconoscerlo. Se non se la sentono offritevi voi di contattare il/la professionista o di accompagnarl*.

– Rinforzate i comportamenti positivi: anche cose come alzarsi dal letto la mattina, lavarsi, mettersi dei vestiti puliti. Cose piccole, che potremmo dare per scontate, non lo sono affatto per chi sta soffrendo e bisogna sottolineare la nostra soddisfazione se vengono eseguite. Lodate lo sforzo e i miglioramenti anche minimi. Anche dire; “oggi ti vedo bene” può essere d’aiuto, ma soltanto se è vero, non mentite mai.

– Porre degli obiettivi ragionevoli e incoraggiare la persona a raggiungerli, favorendo così il loro recupero con quelle piccole e grandi vittorie.

– Offritevi di dar loro le motivazioni: “vuoi che al mattino ti chiamo per svegliarti e farti uscire dal letto? Vuoi che ti ricordi di mangiare correttamente? Ti serve una parola di un* amic* per addormentarti la sera? Vuoi chiamarmi quando ti senti sopraffatt*?”

– Soprattutto SIATE PAZIENTI, richiede tempo. Se una persona non vuole parlarne non insistete, ricordate loro che voi ci siete e ci sarete quando sarà pronta ad affrontare la discussione.

Occuparsi di una persona depressa non è semplice. Se supportate qualcuno non pensiate di non meritarvi aiuto voi stess*. Prendetevi cura anche di voi, perché potreste consumarvi. Siete importanti, con i vostri sogni, i vostri obiettivi e meritate di conseguirli. Non lasciate che quella persona vi prosciughi. Il voler aiutare è ammirevole, ma pensate anche a voi. Chiedete aiuto o distanziatevi da quella persona, perché rischiate che, da un caso da aiutare, passino a due con voi.

Non importano l’età, il genere, l’orientamento, l’estrazione sociale, l’educazione scolastica, la professione, chiunque può soffrire di depressione. A volte anche un sorriso o una parola gentile, anche da un* sconosciut*, possono essere potentissimi. Siate gentili, anche quando alcune volte può essere complicato. Imbattersi in una persona che in quel momento è scontrosa potrebbe non instillarvi l’idea di essere gentili con lei, ma è proprio in quelle situazioni che è più utile dare il nostro sorriso e la nostra positività. Non sappiamo perché quella persona sia arrivata a quel punto, ma sappiamo che noi possiamo sempre fare la differenza.

Se pensate che abbia dimenticato qualcosa, o che abbia trattato l’argomento in maniera sbagliata, vi prego di farmelo sapere nei commenti qui sotto. Scrivete anche se volete semplicemente integrare con le vostre esperienze personali.

Un sorriso a tutt*.

31 pensieri riguardo “Depressione: come affrontare l’argomento

    1. Mi dispiace che anche tu abbia dovuto sentire quelle cose. Sono dei punti che ci accomunano un po’ tutt* e sfortunatamente aumentano lo stigma. Per questo ho deciso di parlarne, tutto questo deve finire (anche se non credo che lo leggeranno più di dieci persone). Grazie per il tuo apprezzamento, sei sempre molto positiva nei miei confronti. Significa davvero tanto.

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  1. Il non giudicare e non dare consigli non richiesti sono la primissima cosa secondo me. Non giudicare davvero però, perché anche senza parole può trasparire giudizio.
    Mia madre ne ha sofferto nei suoi ultimi anni, poi anche la mia cugina e zie preferite ne soffrono. Credo sia una questione genetica, anche. Io stessa l’ho sfiorata diciamo, ne sono tendente e soprattutto mi ci sono avvicinata molto nel periodo della post adolescenza. Ora infatti il mio primo obiettivo nella vita è il lavorare sulla mente per tenerla il meglio possibile, anche se ciò comporta fallimenti in molte altre cose.
    E quel periodo peggiore ha coinciso anche col problema alimentare che ti accennavo. Nel mio caso però credo sia scattato per motivi diciamo anomali almeno in partenza, casomai te lo spiego in privato che è una cosa complicata da riassumere qui!
    Un abbraccio come sempre ❤

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    1. Quando vorrai parlarne troverai sempre la mia porta (della mail) aperta. Grazie per aver condiviso la tua esperienza. Parlarne è il primo passo per abbattere questo muro che ancora ci opprime, normalizzando anche la nostra salute mentale. Mi dispiace che anche tu abbia dovuto soffrirne, sia in prima persona che le persone a te care. Perché spesso non colpisce solo chi ne soffre, ma anche le persone che l* circondano e se non c’è un ambiente che supporta, proprio per via dello stigma, è difficile affrontare questa malattia.

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      1. Vero, lo stigma è la cosa peggiore a livello sociale. Ci sono ancora troppi tabù veri. Ho in mente anche un progetto con un’amica sulle Barbie riguardo a questo concetto: perché vengono riportate solo alcune diversità e non tutte (solo le più potenzialmente cool)? Vedrai appena riusciamo a farlo 🙂 Grazie mille a te! ❤

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  2. “Non capisco che motivo hai di essere depressa” e il motivo è proprio in quella frase … che se potessi capire qual’è il problema, cercherei di risolverlo e magari non sarei depressa. Proprio perchè il problema “non c’è” così potrebbe sembrare, la depressione ha la meglio. È un male invisibile, non è una gamba rotta che la vedono e pensano “Chissà quanto deve fargli male” no, il tuo male, la tua sofferenza non la vede nessuno, la senti solo te, non sai spiegarla, non riesci a razionalizzarla e allora la nascondi. Ho imparato che parlarne fa bene, aiuta chi ne soffre e chi non la capisce. Ho imparato che se ne può uscire, ma bigogna avere il coraggio o la forza di chiedere aiuto per farlo. Ho imparato che non bisogna vergognarsi se si è depressi, perchè non dipende da noi, non è colpa nostra, è una malattia come tutte le altre e come le altre non te la vai a cercare, ma è lei che trova te.

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    1. Grazie per la tua preziosa testimonianza. Sono certo che sarà molto utile a chiunque la leggerà. Con questa tua presa di coscienza stai davvero combattendo lo stigma che da sempre avvolge questa malattia. Grazie davvero di cuore.

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  3. Questo post mi era sfuggito! E’ davvero molto equilibrato e completo considerata anche la complessità dell’argomento. Brav*! Effettivamente sono molte le difficoltà da affrontare sia per chi è depresso sia per chi sta vicino ad una persona depressa. Io so per certo di non avere dato vita facile alle persone che mi sono state vicine in alcuni periodi.. Grazie per gli spunti di riflessione.

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    1. Grazie per il tuo supporto e la tua preziosa testimonianza. Ci tenevo molto a far conoscere quelle frasi maledette che ci siamo sentit* dire quasi tutt*. Spesso non per cattiveria, ma proprio solo per lo stigma. Deve essere demolito e più ne parliamo e più potere gli togliamo.

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  4. Brava! Adesso io seguo il Tuo progresso negli problemi psicologiche…che attuale – la rovina di oggi – il depressione 😦 Io mi aiuta il fede di Dio. Credo a Lui, chi aiuta quando sono sia felce che triste ;).
    Consiglio aprire la Biblia tanto in tanto 🙂

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  5. Grazie mille per avermi segnalato il post, in questo periodo entro un po’ meno nel reader e ho l’impressione che non mi mostri tanti contenuti di blog che seguo. Mah.
    Questo è uno dei migliori post che abbia mai letto sull’argomento. Grazie. ❤

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  6. Io ho un caso simile e l’unica frase che ho detto che qui risulta essere poco utile è quella di “crescere” perché si tratta più di immaturità(e la depressione è particolare nelle persone immature). Questo perché quando si sentiva giù per un minimo problema relazionale cercavo sempre di tirarlo su, sempre cpm frasi positive in modo da far credere a lui che non doveva buttarsi, ma ora ho come dire gettato un po’ la spugna perché per la terza volta si è risentito nei miei confronti e allontanato. Non penso che sia sbagliato essere un po’ severi dopo tante volte che provi a tirarli su. Del resto deve venire da loro la voglia di cambiare qualcosa, altrimenti finisci per essere la loro crocerossina/psicologo(e loro ti reputano tale). Con questo non voglio dire di essere meglio o perfetta, ho pure io le mie debolezze ma come lui si arrabbia con me anche per una critica banale dopo sette mesi di momenti così ho finito anche io per provare un po’ di rabbia nei suoi confronti. E oltre il “quando sarai maturato un po’ ne riparliamo”(non aveva tirato fuori discorsi suicidi ma di malessere stavolta) ho detto che doveva cercarsi un qualche aiuto come psicologo(e questo pure lui si rifiutaga di farlo)…

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    1. Mi dispiace che tu consideri la depressione come sinonimo di immaturità. Anche se poi “maturità” può avere numerose sfumature. È anche questo il motivo che porta le persone con una qualsiasi malattia mentale a celarla, sfociando in comportamenti non troppo salutari per sé e le altre persone. Posso solo invitarti a studiare e informarti, ti si aprirà un mondo.

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      1. Non ho detto che siano sinonimi, se so capisce così no, volevo intendere che molto spesso molti immaturi son depressi perché non riescono a sollevarsi da soli(io stessa soffro di depressione ma cerco di farmi forza per quel che posso e noto che alcuni che soffrono come me, tipico il loro arrendersi subito alle difficoltà, ricordino me quando ero peggio di ora e con meno autostima). Lo so benissimo, rientro anche io in quel caso, anche a me danno della immatura o addirittura mi accusano di fare la vittimista perché non “alzo il culo”, semplicemente provo a farmi domande e a capire che in fondo ammettere di non riuscire sempre a farcela è normale l’importante è trovare prima o poi modo di superare(questo porta a “crescere”). Lo faccio già, ormai questa tematica fa parte della mia vita e molto dice che esempi come l’immaturità sentimentale può portare a numerosi sensi di colpa e relazioni non sane se qualcosa non cambia.

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      2. La maturità la considero come una cosa molto relativa ed opinabile. Cos’è poi la maturità?
        “Affrontare le difficoltà e i cambiamenti rialzandosi ogni volta” come dici tu, non è facile per tutt* e non tutt* sono in grado di farlo, soprattutto quando hanno già provato numerose volte senza successo. Bisogna camminare nelle scarpe dell’altra persona per comprendere il peso che sta portando. Chiamare una persona immatura perché non ce la fa o considerare le persone immature più suscettibili alla depressione, in quanto tali, non aiuta.

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      3. So benissimo che non è facile eh. Lo provo anche io e l’ho provato lo stesso sconforto. Grazie che bisogna capire, ma bisogna anche agire perché se mai tentano un minimo di sforzo non è giusto che altri ne diventino gli psicologi/balia/genitori. E per l’ultima frase, ci son anche quelli che si lamentano se provi a tirarli su parlando di cose positive o diverse, allora che si deve fare? Io son del parere che se vuoi aiutare devi accettare il problema e non negarlo, altrimenti non se ne esce. Io ho combattuto parte della mia depressione accettando le critiche anche fastidiose.

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      4. Forse non mi sono spiegato bene nell’articolo. Non ho mai parlato di balia, ho scritto anche una parte sul distanziarsi in caso non si è in grado di gestire la cosa. Da quello che scrivi si percepisce che ne fai una colpa se quella persona non reagisce come tu ti aspetteresti. Quello che hai accettato tu potrebbe essere inaccettabile o addirittura deleterio per qualcun altr*. Posso solo invitarti a informarti e studiare, magari rivolgendoti a delle persone professioniste per una maggiore accuratezza.

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      5. Mi ci sto già distanziando veramente con questa persona. Intendo quando tenti di aiutare in tutti i modi e non firsci perché non va bene nessun modo. Che sia inutile per alcuni casi lo so già da me, ero anche io così e mi rifiutavo a priori di farmi aiutare. E le persone professioniste le frequento già(ripeto che pure io soffro di depressione eh) così come ho letto già tanto sull’argomento.

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      6. C’è chi considera “maturo” nascondere le proprie debolezze, lo so anche fin troppo bene, quindi non tollero chi nega un difetto(essere immaturi a volte non è per forza una cosa malvagia in alcuni casi). L’immaturità che intendo io è quella di arrendersi alle prime difficoltà perché non abbiamo avuto o non abbiamo anche modo di poterci aiutare da soli.

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      7. Insomma la mia idea è sempre stata che maturare sia affrontare le difficoltà e i cambiamenti rialzandosi ogni volta. E purtroppo come ero io tempo e qualcosa anche adesso, molti ragazzi che vedo sofferenti fanno tutto il contrario.

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  7. Per quanto riguarda me invece ma in casi di semplice sofferenza esistenziale e amicizia, mi è stato detto, quando criticavo l’ipocrisia di questa che disegnava un caso di depressione che aveva me e nonostante tutto si era allontanata, che ero “tossica” e un’altra sua amica mi scrisse che “dovevo alzare il culo perché lei era stata carina nei tuoi confronti”. Sotto un post sulla depressione. Sono combattuta perché come detto prima son stata severa solo su una frase ma nello stesso tempo capendo come ci si sente provo a farlo star bene non riuscendoci sempre perché questo si vede che non è sereno e allora sento che è tutto inutile far finta sempre che vada tutto bene. Inoltre mi dicon altri che dovrei essere più egoista e farmi rispettare perché altrimenti finisco per essere più che amica o fidanzata una sorta di “mamma” in più perché lui non imparerà mai a rialzarsi da solo.

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